Il marketing di se stessi.

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Sono convinto che ogni persona, consapevolmente o meno, eserciti una forma di marketing di se stessa, per il fatto di scegliere di mostrare una sua peculiare immagine e non un’altra. Se è vero che un puro anticonformismo della creatività consista nel partire da sé, allora è altrettanto vero che ognuno di noi si racconti in un certo modo a seconda del periodo narrativo del suo esser-ci nel mondo. Alla stregua di come cambia il momento, varia pure la costruzione del nostro peculiare racconto. L’essere qui ed ora del soggetto narrante connota il suo modo di riflettere. La riflessione, intesa come modalità di pensiero posticipato al dopo, rappresenta una speculazione nuova, quella che, effettivamente, consente il progredire della visione creativa delle cose. E, così, man mano che la persona acquisisce esperienza di sé, tale da possedere appieno il proprio vissuto, ispira nuove connotazioni di immagine. Esse, non soltanto consentono ulteriori esperienze, ma, altresì, denotano la percezione che gli altri hanno di noi. È così che, progressivamente, si continua a fare marketing di ciò che si intende mostrare, non per un effimero apparire, ma per una scelta ponderata del come esprimersi.

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