Spaesamento.

Condivisione: perché è importante.
15 agosto 2017
Il rubinetto di Roberto.
15 agosto 2017

Le avventure più grandi provengono dalla disponibilità all’inatteso. Si tratta di un andare verso un itinerario

simbolico, che giunge dal cuore della propria anima spaesata, permettendo, così, di fare un’esperienza. E

l’esperienza non è frutto di un’intenzione, quanto, piuttosto, di qualcosa in cui si incappa per caso.

Un’esperienza “piena” la si fa se ci si lascia andare in un viaggio della vita in cui la spontaneità,

l’immediatezza, l’affinamento delle proprie capacità, ma anche l’imprevedibilità del caso, sapranno dare

buon esito al cammino per divenire se stessi. Ad un certo punto interviene una forma di spaesamento, una

vertigine dell’ignoto, in cui tutto ciò che sta intorno non include più il proprio io, ma piuttosto lo fa perdere

in una dimensione dimenticata, quasi sconosciuta, relegata ai margini del non abitudinario. Similmente,

ogni luogo antropomorfizzato diventa vacua certezza dell’essere visibili e mossi all’interno di un

determinato contesto, ma se si decidesse di superare le barriere dell’ovvietà di ogni luogo predeterminato,

si giungerebbe alla scoperta di quell’altrove degno dell’attenzione di un meraviglioso spaesamento. Come

quando, camminando dal centro alla periferia, ci si rende conto della diversità dei luoghi al solo sguardo

delle frange urbane, dei terreni in abbandono ed incolti, della vegetazione selvaggia. I margini delle strade,

ma anche le torbiere, i posti indecisi ed abbandonati, vengono solitamente relegati ai bordi di una civiltà

convulsa, il cui senso si perde entro i meandri di ciò che è noto. Faticosamente, la natura selvaggia del

luogo marginale si riprende la propria dignità ed il proprio controllo: è un terzo paesaggio, un contesto

differente, nel quale vive la diversità, la biodiversità. I cosiddetti luoghi incerti diventano lo spazio per

salvaguardare quelli protetti dall’uomo e diventano luoghi del futuro. Questi spazi, cosiddetti marginali,

non occorre necessariamente riempirli, in quanto chi li abita (la natura selvaggia) li fa vivere, li rende

essenziali e ne costituisce l’elemento imprescindibile. Essi aumentano gradualmente, conquistano sempre

più spazio e restituiscono valore alla mancata colonizzazione dirompente dell’umana conquista. È lo

spaesamento di chi si rende conto che l’apparenza dell’effimero non conduce a nulla, mentre l’irruzione

improvvisa, quasi inusitata, di ciò che non è contemplato nei canoni della antropomorfica certezza, diventa

l’essere inviolabile in cui è nascosto il senso del bello, della vita e della felicità. Una continuità impercettibile

è la sua essenza, una realtà molto più articolata di quella che si manifesta.

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