Tu sei “serendipito”?

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Chiariamo la domanda: sei pronto a cogliere il segno del caso e notarlo al momento giusto? Sei pronto, dunque, ad esclamare: “Ah, ecco!”, “Guarda un po’!”, “Però, questa non me l’aspettavo!” e così via? E, dunque, sarà accaduto, almeno una volta nella vita, di esserti imbattuto in situazioni assolutamente inaspettate e dalle quali hai riscontrato giovamento? Ebbene, se questo è successo, allora hai vissuto un vero e proprio momento di “serendipità”. A volte accadono quelle cosiddette “coincidenze significative”, che ci fanno riflettere su come un certo episodio, del tutto casuale, abbia realmente reso indimenticabile e determinante quella particolare esperienza. La serendipità, però, esige che si espletino almeno alcune condizioni psicologiche interiori, consce ed inconsce, che toccano la propria esperienza esterna nel modo tale da ritenere quell’episodio particolarmente fortunato. Eh sì, perché la serendipità ha a che fare con un atteggiamento positivo, ottimista e curioso della persona. Colui che dimostra particolare capacità di operare in maniera predisposta al nuovo, di credere che i colpi di fortuna accadano davvero nella vita, di avere il piacere di imbattersi e di incontrare qualcosa o qualcuno, ha effettiva capacità di muoversi entro la sfera creativa e produttiva della serendipità. Non a caso, molti studiosi (psicologi, sociologi, economisti, esperti di comunicazione) hanno rilevato che una mente aperta, predisposta alle emozioni positive, e addirittura particolarmente affaccendata (cioè capace di scandagliare velocemente ed in profondità potenziali fonti di informazioni utili), si rileva altresì piuttosto propensa a vivere momenti di straordinaria serendipità. Per dirla in altri termini: con un particolare modo di pensare e di agire, alcune persone aumentano la possibilità di creare, riconoscere ed afferrare opportunità straordinarie nella propria vita. Ecco perché coloro che hanno una grande rete di contatti sociali, che hanno uno sguardo ampio su varie attività, che sono abbastanza rilassati da notare una possibilità quando si presenta, favoriscono una certa capacità di trarre giovamento da ciò che gli accade. Non è detto, poi, che necessariamente ciò che accade sia un fatto fortunato, ma l’attribuzione di una connotazione positiva all’evento vissuto dipende molto dalla percezione di sé nel momento in cui si è verificato il fatto stesso e dalla maniera in cui si argomenta ciò che è accaduto. Ciò per dire che, spesso, una coscienza ricettiva crea una piattaforma mentale per scoperte creative e visioni inaspettate. Chi prende a cuore questo insegnamento non può di certo forzare il destino, ma perlomeno può piegarlo a proprio favore, dandogli una connotazione almeno propositiva. E allora, per comprendere quelli che Eraclito definiva “i confini dell’anima”, cioè per dare spessore ed avvalorare quei fenomeni cosiddetti irrazionali, cominciamo a far caso alle coincidenze, sapendo che esse hanno un’accezione talmente profonda da assumere reale significato quando si rivelano come fenomeni di sincronicità. Essi sono collegati in modo acasuale, e non in base ad una catena di cause ed effetti in cui l’individuo possa riconoscere qualcosa di intenzionale; il loro verificarsi è sempre accompagnato da profonda esperienza emotiva che di solito si manifesta contemporaneamente all’evento; il contenuto dell’esperienza sincronistica, ciò che l’evento è, ha un carattere invariabilmente simbolico, che è quasi sempre legato al fatto che queste coincidenze si verificano in concomitanza con cambiamenti di vita importanti. E, comunque, un evento sincronistico segna sempre una svolta nelle storie della nostra personale esistenza. Viene spontaneo augurare a tutti di non essere ciechi davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno né di privare la propria vita della sua dimensione di bellezza. Buona serendipità a tutti!

Raffaella Scorrano

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